FAQ PER I CERTIFICATORI
Le presenti risposte sono state elaborate dallo Staff Tecnico di SACERT e hanno un valore prettamente informativo e chiarificatorio 


Un edificio ha richiesta di concessione edilizia  datata 4 febbraio 2004 con rilascio concessione al 3 marzo 2006 , alla richiesta di fine lavori (luglio 2008) il Comune (non Lombardo) ha fatto a sua volta richiesta scritta dell’attestato di qualificazione energetica in quanto l’edificio possiede oltre 1000 m2. Precisando che il Comune non ha un Regolamento Edilizio che prevede obblighi più restrittivi per il risparmio energetico, l’Amministrazione può fare questa richiesta?

La domanda di concessione edilizia è stata presentata nel 2004 quando era in vigore la legge 10/91, quindi si applicano le seguenti disposizioni chiarite dalla circolare del MSE del 23/05/06:
CIRCOLARE  MSE – Direzione Centrale per l’energia e le risorse minerarie - Chiarimenti e precisazioni riguardanti le modalità applicative del d.lgs.192/05, di attuazione delle direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia.
Art. 8 - Un edificio per il quale la richiesta del PC sia stata presentata anteriormente alla data di entrata in vigore del d.lgs., tenendo conto della definizione di “edificio di nuova costruzione” riportata all’art. 2, va considerato, ai fini del decreto (e di questo articolo in particolare), come edificio esistente, indipendentemente dal grado di avanzamento dei lavori, che possono quindi essere completati secondo progetto iniziale, redatto sulla base della previgente normativa. Una variante in corso d’opera che sia sostanziale può essere considerata (sempre e soltanto ai fini delle norme sull’efficienza energetica, ed a seconda della rilevanza e dell’estensione delle modifiche che si intendono apportare rispetto al progetto originale) una ristrutturazione, totale o parziale, o un intervento di manutenzione straordinaria su un edificio esistente, applicando i passaggi pertinenti del secondo comma dell’articolo 3 del d.lgs. Conseguentemente, la relazione tecnica dovrà essere coerente con le nuove norme, ma solo relativamente a quanto sostanzialmente modificato.
((((Art. 2. Definizioni 192/05 – 1. Ai fini del presente decreto si definisce: b) «edificio di nuova costruzione» e' un edificio per il quale la richiesta di permesso di costruire o denuncia di inizio attività, comunque denominato, sia stata presentata successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto)))
 
A questo punto a fine lavori è obbligatorio solo presentare la relazione di legge 10/91. Il dubbio di applicazione da parte del Comune (che comunque può essere più restrittivo) deriva dai seguenti articoli del d.lgs. 192/05 e s.m.i.:
 
Art. 3. Ambito di intervento 192/05 modificato dal 311/06-2.  Nel caso di ristrutturazione di edifici esistenti, e per quanto riguarda i requisiti minimi prestazionali di cui all'articolo 4, e' prevista un'applicazione graduale in relazione al tipo di intervento. A tale fine, sono previsti diversi gradi di applicazione: a)  una applicazione integrale a tutto l'edificio nel caso di: 1) ristrutturazione integrale degli elementi edilizi costituenti l'involucro di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1000 metri quadrati;2) demolizione e ricostruzione in manutenzione straordinaria di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1000 metri quadrati;
Art. 8 192/05 (modificato dal 311/06) - 2.  La  conformità delle opere realizzate rispetto al progetto e alle  sue  eventuali  varianti  ed  alla  relazione tecnica di cui al comma 1, nonché  l'attestato  di qualificazione energetica dell'edificio come realizzato, devono essere asseverati dal direttore dei  lavori e presentati al comune di competenza contestualmente alla dichiarazione  di  fine  lavori senza  alcun onere aggiuntivo per il committente.   La  dichiarazione  di  fine  lavori  è  inefficace  a qualsiasi   titolo   se   la  stessa  non  è  accompagnata  da  tale documentazione asseverata.
 
In conclusione si dovrebbe per legge produrre la legge 10/91, ma il Comune le chiede la qualificazione che in sostanza riporta i calcoli semplificati della legge 10/91 considerando l'edificio non più di nuova costruzione, ma esistente, lo Staff si sente in dovere di consigliare in questi casi:
- di produrre comunque i documenti richiesti dal Comune;
- di produrre la qualificazione energetica perché tutto sommato dal punto di vista tecnico non è un onere aggiuntivo rispetto alla redazione di legge 10 che si dovrebbe fare, ma che ormai riteniamo superata.
--- risposta del 17 luglio 2008 ----


FAQ PER I COMUNI
OSSERVATORIO PROVINCIALE SUI REGOLAMENTI EDILIZI

REGOLAMENTO EDILIZIO SUCCESSIVO A DELIBERE REGIONALI
EDIFICIO INDUSTRIALE
DESTINAZIONI  NON RESIDENZIALI
CERTIFICAZIONE ENERGETICA RUOLO DEL COMUNE
RUOLO DEL CERTIFICATORE
VENTILAZIONE NATURALE E MECCANICA
LINEE GUIDA PROVINCIALI E DELIBERE REGIONALI
GEOTERMIA
GRADI GIORNO

REGOLAMENTO EDILIZIO SUCCESSIVO A DELIBERE REGIONALI
Come ci rapportiamo con le nuove disposizioni regionali? Dobbiamo fare le integrazioni al Regolamento Edilizio oppure dire ai professionisti fare riferimento alle Delibere regionali? È necessario per il Comune normare comportamenti già definiti a livello regionale?
Sarebbe meglio pensare a un adeguamento del Regolamento Edilizio in base alle indicazioni cogenti previste dalla D.G.R. VIII/5773 di Regione Lombardia. In relazione a questo tema, la Provincia di Milano sta revisionando le Linee Guida provinciali per il Regolamento Edilizio–tipo di luglio 2005, che sono state distribuite ai Comuni durante i Tavoli Tecnici consultivi attivati a dicembre 2007 e che, quindi, potranno diventare un riferimento importante per portare avanti l’adeguamento del R.E. a livello operativo.
Per evitare di ripetere nel R.E. cogenze già previste a livello regionale, si può predisporre un documento sintetico facendo riferimento alle delibere regionali, salvo casi (come quello della certificazione) in cui la definizione delle procedure amministrative e dei documenti da consegnare in Comune è necessario sia contenuta nel testo del R.E. Visti i continui aggiornamenti normativi e regolamentari degli ultimi 3 anni, l’Amministrazione Comunale dovrà avere la flessibilità di adeguare abbastanza frequentemente il Regolamento Edilizio, per questo si consiglia di delegare a un “Allegato Tecnico” la parte riguardante l’efficienza energetica e la certificazione, che potrà così essere modificato più facilmente dal punto di vista burocratico.  



EDIFICIO INDUSTRIALE

In caso di edifici industriali, se il professionista dichiara che non sa che tipo di attività verrà localizzata nel sito, come ci si regola per la quota minima di fabbisogno coperto da fonti rinnovabili?
Innanzitutto l’edificio dovrà prevedere degli impianti, tra cui quello per l’acqua calda sanitaria per cui è fatto obbligo coprire il 50% del fabbisogno con rinnovabili (che per un  impianto industriale probabilmente coprirà la quota di acqua calda necessaria ai servizi igienici). Se l’edificio dovesse essere costruito senza prevedere gli impianti, non vi né l’obbligo della certificazione, né di installazione di fonti rinnovabili, quest’ultima da dimostrare comunque attraverso una relazione tecnica.
 


DESTINAZIONI NON RESIDENZIALI
Stiamo approntando l’aggiornamento del Regolamento Edilizio sulla base delle Linee guida provinciali. Sono necessari chiarimenti per alcuni aspetti tecnici. Ad esempio: quando ci si riferisce alle condizioni peggiori invernali, come facciamo a dare delle indicazioni precise ai progettisti? Inoltre le attuali Linee guida sembrano da riferirsi elusivamente alle destinazioni residenziali. Noi abbiamo escluso alcune destinazioni come i capannoni agricoli. È corretto? Come dobbiamo procedere?
Consigliamo di prendere ad esempio il Regolamento Edilizio approvato del Comune di Lodi che ha preso in considerazione anche gli edifici industriali. Comunque sono stati inseriti, a questo proposito, anche nella revisione delle Linee Guida provinciali alcuni articoli sul tema.


CERTIFICAZIONE ENERGETICA RUOLO DEL COMUNE

Ci è pervenuto il primo certificato energetico. Quali sono i nostri obblighi? Dobbiamo archiviarli? A chi rimane la certificazione dopo la vendita?
 
Formalmente il Comune ha l’obbligo di “vidimare per accettazione” 2 copie dell’Attestato di certificazione e una copia della ricevuta del Catasto Energetico (che è il documento che attesta il pagamento della quota prevista di 10 euro per ogni Attestato), apponendo sui tre documenti, in alto a sinistra anche la data (che vale come inizio di validità dell’Attestato Energetico). Una delle due copie dell’Attestato va archiviata presso il Comune, l’altra copia va riconsegnata al certificatore che la consegna al proprietario (questo lo consegna in copia al notaio per finalizzare l’atto). Il suggerimento è che, al di là di quanto prevede la legge, è opportuno cogliere questa nuova opportunità per organizzare un archivio comunale dei certificati energetici.

Stanno arrivando un certo numero di certificazioni (circa una trentina), arrivano per ogni tipo di intervento (anche per interventi su caldaie), noi stiamo archiviando. Dobbiamo anche mandare una copia in Regione? Se il notaio richiede la certificazione in un caso in cui non è previsto dalla delibera regionale, può l’Amministrazione Comunale fare qualcosa e chiarire che quella certificazione non è obbligatoria?
Era previsto l’inoltro della copia anche digitale dell’Attestato di Certificazione nella D.G.R. VIII/5018 del 20/06/07, questa è stata aggiornata dalla D.G.R. VIII/5773 del 31/10/07 che, invece, non prevede nessun trasferimento di documentazione dal Comune a Cestec, poiché è un compito demandato al certificatore accreditato. Per i casi in cui obbligatoriamente non è prevista la certificazione, il Comune potrebbe segnalare al notaio o al professionista i casi previsti dal punto 6 della D.G.R. VIII/5773, in ottica di risparmio economico del cittadino. Chiaramente se è proprio il cliente finale che, anche se non obbligato, vuole la certificazione del proprio immobile, è libero di farla.

 


RUOLO DEL CERTIFICATORE
Un chiarimento sul ruolo del certificatore: da come è presentato,  dovrebbe essere  nominato all’inizio dei lavori e poi intervenire alla fine quando è chiuso il cantiere. Mi sembrava che dovesse svolgere almeno un sopralluogo di verifica, non come il direttore lavori, ma per avvallare comunque il certificato successivo. Cosa ne pensate?
La DGR VIII/5773 al punto 9.3 impone che “il proprietario dell’edificio o chi ne ha titolo prima dell’inizio dei lavori e comunque non oltre i 30 giorni dalla data del rilascio del titolo abilitativo, attribuisce a un Soggetto certificatore l’incarico di compilare l’attestato di certificazione energetica”, non obbliga esplicitamente il certificatore ad effettuare un sopralluogo di verifica. Ciò non impedisce al certificatore stesso di fare comunque le sue verifiche, in relazione alla compilazione dell’Attestato energetico, in fase di progetto o di cantiere in accordo con la committenza e la Direzione Lavori.


VENTILAZIONE NATURALE E MECCANICA
Vorrei un chiarimento sulla ventilazione meccanica controllata. Con l’ASL abbiamo concordato che deve essere garantita la ventilazione naturale. La ventilazione meccanica può anche essere 0,35 garantendo un ricambio continuo, non sufficiente dal punto di vista igienico sanitario, ma come semplice integrazione. Perché è il valore stato  è stato portato allo 0,50? Non si può più fare integrazione?
La scelta di portare il valore a 0,50 vol/h è della Regione Lombardia. A livello nazionale il valore è 0,30. La procedura di calcolo che porta alla certificazione dice che la ventilazione può essere naturale  (soluzione A) per 0,50, in alternativa si può usare la ventilazione meccanica (soluzione B), quindi non prevede una soluzione intermedia che è quella tipo 0,30 o 0,35. Attualmente la procedura di calcolo non dà alternative. 


LINEE GUIDA PROVINCIALI E DELIBERE REGIONALI
Perché la scelta nelle Linee guida provinciali del 60% di integrazione di rinnovabili per l’acqua calda sanitaria se la Regione chiede il 50%? Quando non c’è la possibilità oggettiva di rispettare il requisito, esistono delle deroghe possibili?
La scelta del 60% è quella ottimale dal punto di vista tecnico/economico e le Linee Guida provinciali volutamente in questo caso suggeriscono ai Comuni di essere più restrittivi. Invece, per quanto riguarda il 20% di copertura prevista nei centri storici (che Regione Lombardia ha mutuato dall’Allegato I del d.lgs.311/06, è una norma non corretta dal punto di vista tecnico, poiché l’impianto neanche nei mesi estivi potrà garantire lo spegnimento della caldaia per la produzione di ACS e, quindi, non si potrà ottenere un risparmio energetico significativo. Tra l’altro in molte realtà comunali, tale imposizione va in contrasto con le norme sulla tutela del paesaggio o dei beni storico-artistici delle zone A.
Per quanto riguarda le deroghe, la DGR al punto 4.13 prevede che “se l’ubicazione dell’edificio rende impossibile l’installazione di impianti alimentati dalle fonti [rinnovabili], oppure esistano condizioni tali da impedire il loro sfruttamento ottimale, le prescrizioni […] possono essere omesse. L’eventuale omissione dovrà essere dettagliatamente documentata nella relazione tecnica di cui all’Allegato B [ex-relazione Legge 10/91]”. In pratica, situazioni in cui l’impiego di energie rinnovabili si rivela impossibile (falde interamente ombreggiate, mancanza di spazio per l’installazione dell’impianto, ecc.) se dimostrate da una relazione tecnica anche sintetica ma argomentata, possono essere oggetto di deroga.


GEOTERMIA
C’è imbarazzo nel dare risposte sul geotermico. Sarebbe necessario un articolato specifico a livello provinciale anche ai fini della certificazione. 
Il problema  del geotermico è di facile soluzione in caso di prelievo di acque di falda, trovando applicazione le (norme che regolano la concessione, mentre per le pompe di calore che non usano acque di falda il tema è nuovo per il nostro paese, ancora non c’è una normativa, ma c’è un tavolo provincia-regione.  Un orientamento è favorevole all’introduzione di una specifica autorizzazione; un diverso orientamento ritiene sufficienti raccomandazioni a livello provinciale.

Se arriva una DIA perché viene utilizzata una pompa di calore per la quale vengono fatti dei buchi nel terreno, il Comune è tenuto a richiedere autorizzazioni provinciali o regionali?

Se viene utilizzata l’acqua di falda, la concessione è di competenza provinciale, ma il Comune deve comunque dare l’autorizzazione di sua competenza. Se invece non viene utilizzata l’acqua di falda,  la provincia non ha competenza alcuna, e tutto resta nelle mani del Comune (forse in futuro, come già detto, la provincia potrà essere chiamata a dare specifiche raccomandazioni).


GRADI GIORNO
Per quanto riguarda il regolamento edilizio, l’art. 1.6 del regolamento edilizio proposto riprende le tabelle per il rispetto dei gradi giorno incluse nella normativa nazionale. Non essendo univoca la definizione dei gradi giorno, cosa dobbiamo fare, ci riferiamo a un valore convenzionale?
La questione cambia se parliamo di requisiti minimi o di certificazione. L’art. 1.6. si riferisce ai requisiti minimi e, quindi, vanno utilizzati i valori ufficiali. Nell’articolato definitivo del Regolamento Edilizio non deve perciò essere riportata la tabella, ma il valore ufficiale.